Investimenti e trasparenza bancaria (azioni illiquide della Banca Popolare di Lajatico): quando la mancata informazione sui rischi dà diritto al risarcimento

Molto spesso i risparmiatori si trovano a gestire investimenti in titoli che, col passare del tempo, si rivelano profondamente diversi da quanto prospettato inizialmente. È il caso, ad esempio, delle azioni emesse direttamente dagli istituti di credito e vendute ai propri clienti come prodotti “sicuri” o “facilmente liquidabili”, per poi rivelarsi difficili da vendere e soggette a perdite di valore.
Una recente decisione dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) del 28 maggio 2026, ottenuta dal nostro studio, ha fatto chiarezza su quali siano i doveri di trasparenza a cui le banche non possono venire meno.
Il caso: informazioni carenti e profili obsoleti
La vicenda riguarda una risparmiatrice che, fiduciosa nei consigli del proprio istituto di credito, aveva acquistato azioni emesse dalla Banca Popolare di Lajatico. Al momento dell’operazione, l’investimento era stato presentato come un’opportunità vantaggiosa e priva di rischi significativi. Tuttavia, quando la nostra cliente ha tentato di vendere i titoli, ha scoperto la loro reale natura: strumenti finanziari caratterizzati da una grave illiquidità, ovvero molto difficili da trasformare nuovamente in denaro contante.
Il Collegio dell’ACF, conformemente alle nostre contestazioni, ha riscontrato due criticità fondamentali nella condotta della banca:
a) Informazioni “equivoche e decettive”: le comunicazioni fornite sui rischi dell’investimento, in particolare sulla difficoltà di rivendere le azioni (rischio di illiquidità), sono state giudicate scarse e potenzialmente ingannevoli. La banca non ha rispettato gli obblighi di “informazione attiva” necessari per permettere al cliente di compiere una scelta davvero consapevole.
b) Profilo del cliente non aggiornato: la banca aveva utilizzato un questionario di profilazione (il documento che valuta le conoscenze e l’esperienza finanziaria del risparmiatore) risalente a ben otto anni prima dell’investimento. Un intervallo di tempo così lungo rende il profilo inidoneo a fotografare la reale situazione e le esigenze del risparmiatore al momento dell’acquisto.
Il principio di diritto: la tutela della scelta consapevole
Il principio cardine che emerge da questa decisione è che la banca non può limitarsi a consegnare moduli prestampati o clausole generiche. Gli intermediari finanziari hanno il dovere di informare in modo specifico e analitico il cliente su ogni aspetto del prodotto, specialmente se si tratta di titoli non quotati su mercati regolamentati, per i quali il rischio di non poter rientrare in possesso del proprio capitale è molto concreto.
A seguito di queste accertate violazioni, l’ACF ha condannato la banca a risarcire la risparmiatrice, quantificando il danno come la differenza tra la somma originariamente investita e il valore attuale dei titoli, al netto dei dividendi percepiti.
Cosa possono fare i risparmiatori?
Questa decisione conferma che il cittadino non è privo di tutele di fronte a comportamenti bancari non trasparenti. Se hai acquistato titoli che si sono rivelati illiquidi o se ritieni di non essere stato informato correttamente sui rischi, è fondamentale compiere alcuni passi:
- Verificare la documentazione: controllare i moduli sottoscritti e, soprattutto, verificare se il questionario MiFID (la tua profilatura di rischio) fosse aggiornato al momento dell’investimento.
- Analizzare la trasparenza: valutare se le schede prodotto consegnate indicassero chiaramente i rischi specifici legati all’emittente e alla liquidità del titolo.
- Rivolgersi a un esperto: analizzare la propria posizione con l’aiuto di un professionista permette di capire se sussistano i presupposti per un ricorso davanti all’ACF o all’autorità giudiziaria per ottenere il ristoro delle perdite subite.
La trasparenza non è un optional, ma un pilastro del rapporto tra banca e cliente: quando viene meno, il diritto al risarcimento è una via concreta per tutelare i propri risparmi.
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Immagine di Nataliya Vaitkevich su Pexels
