Sentenza sulle azioni Illiquide: la Banca di Pisa e Fornacette condannata. Una vittoria cruciale per i diritti degli investitori

Nel complesso panorama degli investimenti finanziari, la fiducia tra cliente e intermediario bancario è un pilastro fondamentale. Questa fiducia si basa sulla trasparenza e sulla corretta informazione, elementi essenziali che consentono all’investitore di compiere scelte consapevoli. Purtroppo, non sempre gli istituti bancari adempiono appieno a questi obblighi.
Il Giudice di Pace di Pisa con sentenza depositata il 18.8.2025, in accoglimento delle domande che avevamo proposto per un cliente, si è pronunciato su un caso significativo che ribadisce l’importanza cruciale degli obblighi informativi e di valutazione dell’adeguatezza da parte delle banche, soprattutto quando si tratta di collocare prodotti finanziari complessi o a basso grado di liquidità.
Il cuore della vertenza: obblighi ignorati e investimenti inconsapevoli
La vicenda ha visto coinvolti un privato cittadino e la sua società che avevano investito nell’acquisto di azioni emesse e negoziate dalla Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo S.c.p.a.. Il ricorrente – con la nostra tutela – lamentava una serie di gravi violazioni in materia informativa, tra cui l’omessa valutazione di adeguatezza e inappropriatezza dell’investimento, e la mancata informativa sulla natura illiquida dei titoli. Queste azioni, acquistate per un valore complessivo di oltre 4.000 euro, si sono rivelate in seguito prive di valore e invendibili.
Dopo essersi rivolti all’ACF (Arbitro per le Controversie Finanziarie), che aveva dato ragione al ricorrente condannando la Banca al rimborso, l’istituto di credito è rimasto inadempiente, costringendo il nostro rappresentato a intraprendere la via giudiziale.
La decisione del Giudice di Pace di Pisa: chiarezza sui diritti dell’investitore
La sentenza del Giudice di Pace di Pisa ha accolto pienamente le nostre ragioni, condannando la Banca al risarcimento dei danni. I punti salienti di questa importante decisione:
- competenza del Giudice Ordinario: la Banca aveva eccepito l’incompetenza del Giudice di Pace, sostenendo che la questione dovesse essere trattata dal Tribunale delle Imprese. Il Giudice ha rigettato questa eccezione, affermando che la controversia riguardava il rapporto di intermediazione finanziaria e gli obblighi informativi della banca, non direttamente la questione societaria o lo status di socio.
- Obblighi informativi e valutazione di adeguatezza/appropriatezza: la Banca sosteneva che gli obblighi previsti dal TUF (Testo Unico della Finanza) non fossero applicabili al tempo dei fatti (2017) o alle azioni di società cooperative. Il Giudice ha chiarito che l’Art. 25-bis del TUF e l’Art. 84 del Regolamento Intermediari stabiliscono espressamente che anche la distribuzione da parte delle banche dei propri prodotti finanziari in fase di emissione è soggetta alle regole di diligenza, trasparenza e correttezza tipiche dei servizi di investimento, inclusa la disciplina MiFID.
- Mancanza di prova e illiquidità dei titoli: la Banca non è stata in grado di dimostrare di aver acquisito il profilo dell’investitore (profilatura MIFID) né di aver condotto le necessarie valutazioni di adeguatezza/appropriatezza. Inoltre, non ha fornito una specifica informativa sull’illiquidità delle azioni, un aspetto cruciale dato che tali titoli erano “pacificamente illiquidi”. Il mancato consenso informato del cliente, a causa della carenza di informazioni, pone la responsabilità in capo alla banca.
- danno risarcibile e nesso di causalità: il Giudice ha ribadito che il mancato adempimento degli obblighi informativi da parte della banca crea una presunzione di nesso di causalità con il danno subito dall’investitore, che non avrebbe presumibilmente acconsentito a un rischio così elevato se pienamente informato. La condotta della banca è stata ritenuta inadempimento di “non scarsa importanza”.
Per effetto di queste violazioni, la Banca è stata condannata a rimborsare al cliente ed alla Società da lui rappresentata la somma complessiva di € 4.032,50, oltre a rivalutazione monetaria e interessi legali, e al pagamento delle spese legali.
Cosa imparare da questa sentenza: i diritti del cittadino investitore
Questa sentenza è un importante promemoria per tutti i cittadini che si affacciano al mondo degli investimenti finanziari:
- il diritto all’informazione è fondamentale: prima di sottoscrivere qualsiasi prodotto finanziario, la banca è tenuta a fornire tutte le informazioni necessarie sulla natura, sui rischi e sulla liquidità dell’investimento; non sono sufficienti informazioni generiche, ma è richiesta una comunicazione specifica e concreta;
- la profilatura dell’investitore non è un optional: la banca deve raccogliere informazioni sulla vostra esperienza, sulle vostre conoscenze in materia di investimenti, sulla vostra situazione finanziaria e sui vostri obiettivi di investimento per valutare se il prodotto è adeguato al vostro profilo di rischio;
- anche i “propri” prodotti bancari sono soggetti a regole: le banche, quando collocano le proprie azioni o altri prodotti, non sono esonerate dagli obblighi informativi e di comportamento previsti per gli intermediari finanziari.
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